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questo saggio, che una volta si sarebbe detto di storia delle idee,
l’omeopatia, tecnica terapeutica e interpretazione controversa
del mondo, è sottratta alle sterili dispute tra fautori e
oppositori e ricondotta alle premesse filosofiche che l’hanno
resa possibile. Infatti l’omeopatia, benché oggi rivendichi
a se stessa origini alchemiche, magiche o mistiche e cerchi di utilizzare
l’immagine corporea fornita da filosofie orientaleggianti
e comunque esotiche, si muove tutta, nel suo nascere, nell’
ambito di pensabilità descritto dalla “Scuola scozzese”
(T.Reid, D.Stewart, ma anche A.Smith), la quale, prendendo le mosse
dalla ricezione, critica ma anche sorprendentemente fedele, del
mentalismo di Hume, elaborò una filosofia che si volle fosse
“del senso comune”.
La storia della concettualizzazione teorica dell’omeopatia
(da Hahnemann a tutta la prima generazione dei suoi allievi) procede,
infatti, come il saggio intende provare, affiancata alle vicende
della diffusione europea del pensiero scozzese, nel suo intreccio,
a volte conflittuale, con il discorso riformatore del fourierismo.
Sulla base di una documentazione puntuale racchiusa nelle note,
che non solo vi rimandano, ma spesso riferiscono per intero passi
di opere rare e quindi non altrimenti consultabili, l’opera
affronta nodi teorici riguardanti l’omeopatia, ai cultori
della quale offre chiarimenti e spunti inconsueti di discussione
e di approfondimento; ma vi appaiono trattati anche temi di interesse
più generalmente filosofico, come l’individuo, la somiglianza
e l’eguaglianza, la proprietà, il pregiudizio, il sentimento,
il lavoro.
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